Ansia da separazione nel cane: le tecniche efficaci consigliate dagli educatori

Prendi le chiavi, infili le scarpe, e in un attimo il tuo cane ha già un’altra faccia. Ti si mette dietro, ti cammina alle calcagna, ansima, magari piagnucola, oppure si piazza proprio davanti alla porta e non si schioda. Spesso è un segnale di ansia da separazione, un disagio che salta fuori quando il cane non riesce a stare da solo.

Quando non è solo normale agitazione

Una cosa è un cane pieno di energia, un’altra è un animale che vive ogni uscita del proprietario come un piccolo allarme. Alcuni segnali, tra i più comuni, di solito si notano:

  1. Vocalizzazioni frequenti, come lamenti, guaiti o abbai
  2. Distruzione di porte, battiscopa, cuscini o oggetti vicino all’ingresso di casa
  3. Eliminazioni inappropriate
  4. Salivazione eccessiva, tremori, affanno, agitazione continua
  5. Fatichano a calmarsi dopo il rientro della persona

Gli educatori cinofili notano spesso che il cane comincia ad agitarsi prima che la persona esca. A volte basta vedere la giacca, la borsa appoggiata vicino alla porta o sentire il rumore delle chiavi.

La tecnica che di solito funziona meglio

Il tipo di lavoro si appoggia su desensibilizzazione graduale e rinforzo positivo. In concreto vuol dire far capire al cane che restare da solo per brevi momenti rientra nella normalità.

Si comincia con assenze davvero brevi, anche di soli 5 minuti. Si può salire piano piano a 10, poi 15, 20 minuti, e solo dopo ha senso tentare con tempi più lunghi.

Un altro aspetto è il controcondizionamento, cioè legare la tua uscita a qualcosa. Per esempio:

  1. un gioco che puoi riempire con del cibo
  2. una ciotola tipo labirinto
  3. piccoli premi nascosti in un angolo tranquillo
  4. qualcosa da masticare in sicurezza

Errori comuni che aumentano la tensione

Capita spesso che i proprietari, pur volendo fare il meglio, finiscano per aggravare la situazione con saluti troppo intensi. Stesse frasi ripetute ogni volta, carezze un po’ frenetiche, rientri quasi da scena di film.

Meglio se il tuo atteggiamento resta tranquillo e il più possibile neutro, sia quando esci sia quando rientri. L’ansia non cambia con un rimprovero, ma con un percorso di apprendimento fatto a piccoli passi.

Ambiente e routine

Una zona sicura, può cambiare le cose. Di solito aiutano soprattutto:

  1. un angolino tranquillo, magari una stanza poco usata, con una cuccia davvero comoda
  2. tende tirate
  3. rumori morbidi di sottofondo o un po’ di musica bassa
  4. qualche gioco che lo faccia ragionare e cercare soluzioni

Prima di uscire può aiutare molto anche una passeggiata fatta con calma, non solo il giro veloce per fare i bisogni, lasciandogli tempo per annusare, guardarsi intorno e usare il cervello.

Nei cuccioli, o nei cani un po’ più delicati, i primi segnali si possono notare dopo 4 o 6 settimane, anche se non è una regola fissa. Cambia in base all’età, a quello che il cane ha vissuto prima, alla vita quotidiana in famiglia e a quanto il problema è forte.

Quando serve un aiuto professionale

Se il cane si fa male, va completamente nel panico o proprio non riesce a sopportare nemmeno pochi secondi da solo, può essere il momento di sentire un educatore cinofilo che conosca bene i problemi relazionali o un veterinario comportamentalista. Quando la situazione è particolarmente forte e difficile da gestire, a volte si prende in considerazione anche un supporto farmacologico, per esempio la clomipramina, ma solo se prescritta dal veterinario e sempre affiancata da un percorso di terapia comportamentale.

Ci sono poi alcuni aiuti in più, come i diffusori per l’ambiente, certi prodotti naturali o essenze che favoriscono un po’ di calma. La risposta cambia da cane a cane e bisogna sempre controllare che siano davvero adatti all’animale. Se stai via tante ore, anche un dog sitter o un asilo diurno possono essere utili.

Se il tuo cane va in crisi quando esci di casa, inizia a costruire una routine più stabile, fatta di passaggi lenti e ripetuti.

Redazione Il Biogas

Redazione Il Biogas

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